Dopo aver speso trenta euro per la depilazione delle sopracciglia ho ben creduto che fosse giusto compensare tale esperienza con la prova del parrucchiere cinese.
Riguardo al parrucchiere cinese ci sono diverse: c’è chi si dichiara fedele ad oltranza al parrucchiere cinese (in prevalenza uomini) e c’è chi invece ha terrore solo a metterci piede (la maggior parte delle ragazze).
Io ho voluto provare da vicino l’esperienza e così ho preso il tram n3 e mi sono avventura per via Paolo Sarpi. Certo, a Milano di parrucchieri cinesi ce ne sono tanti e in tutti i quartieri, ma per provare l’esperienza secondo me niente di meglio che uno nel cuore della cinesità.
Per prima cosa ho fatto un giro di ricognizione della strada dando un’occhiata ai listini esposti fuori. I più cari offrivano shampoo e piega a 8.00, mentre i più economici a 6.00. Alcuni differenziavano in base ai prodotti usati: shampoo normale, 6 euro, shampoo l’Oreal 8 euro. Il timore diffuso è infatti che chissà quali prodotti utilizzino i cinesi per farti lo shampoo. Leggenda metropolitana vuole che alcuni utilizzino la placenta di gatto, ma voglio dire, la placenta di gatto mica sarà un ritrovato tanto comune da poterci fare shampii in quantità industriale. Dovrebbe essere una cosa pregiata, o no? Da questi timori (più o meno fondati, non so) nasce l’abitudine delle signore milanesi di andare a farsi la piega dal cinese col proprio shampoo nella borsetta.
Io comunque, sprezzante della placenta di gatto che ti potrebbe far partorire un doraemon dalle orecchie, non mi sono portata niente da casa.
Scelgo un parrucchiere in una traversina laterale, che mi pare abbastanza rappresentativo ed entro chiedendo “shampoo e piega”. Lavale e asciugale? mi chiede la ragazza, sì sì, annuisco io. Io non mi faccio tagliare i capelli dal mio parrucchiere abituale, figuriamoci dal parrucchiere cinese. Per non parlare della tinta. Anche se l’idea di portare a farsi al cinese una tinta comprata al supermercato non è così malvagia, secondo me. Voglio dire, la difficoltà è stendersi bene la tintura in maniera uniforme su tutti i capelli. Sono sicura che invece un cinese me la metterebbe tutta bella precisa precisa.
In ogni caso la ragazza mi fa accomodare subito al lavaggio facendomi un bel massaggio mentre mi lava i capelli. Lo shampoo è inodore, non credo che sappia di placenta di gatto. (cioè, non che io sappia che odore abbia la placenta di gatto), dopo mi fa accomodare all’asciugatura. Lisci, chiedo, terrorizzata dall’idea di trovarmi dei boccoli cinesi in testa. Un ragazzo si occupa di lisciarmi i capelli. Me li asciuga e dopo mi passa la piastra. Il risultato è perfetto, i capelli sono perfettamente lisci. Tipo cinese bionda. La pulizia non è proprio il massimo, visto che la piastra è poggiata direttamente sul pavimento, ma va beh, quella è bollente, si uccidono i germi.
In ogni caso pago i miei sei euro e esco da là tutta soddisfatta. A vederli sono perfetti, forse a toccare sono solo un po’ pesanti.
Ma come diceva mia nonna. Tant’spiend, tant’ appienn (tanto spendi, tanto appenni). Il giorno dopo al risveglio mi ritrovo il lato sinistro, quello dove ho dormito, tutto boccoloso. Dopo due giorni mi dovrò rifare lo shampoo.

Mi ha fatto parecchio sorridere questo post
normalmente, anche la stiratura che mi fa il parrucchiere italianissimo ha una durata breve sui miei capelli. dopo qualche ora iniziano a elettrizzarsi tutti e per tutta la lunghezza, ragion x cui ho abbandonato l’idea del liscio.
sto morendo con la storia della placenta di gatto. complimenti, sei riuscita ad appararmi una giornata superorripilante.
peccato che non li hai tagliati, altrimenti ti avrebbe chiesto “coooolti?”
Voglio morire dal ridere per questo post! Faccio il parrucchiere da quasi 11 anni, anche se sono un parrucchiere atipico (non sto a menarvela con la mia storia più o meno professionale)… Purtroppo sono pelato, altrimenti, quantomeno per soddisfare la mia curiosità morbosa, sarei entrato in qualche famoso (o famigerato!?!) salone giallo! A parte tutto: ragazze difendete l’italian style!!! Capisco perfettamente che ognuno guardi alla propria tasca e, soprattutto di questi tempi, è davvero un lusso ricorrere al parrucchiere con frequenza medio intensa, ma piuttosto che rivolgervi ai “cini”, meglio recatevi presso ragazzi volenterosi come la sorella di Raimunda in “VOLVER” DI PEDRO ALMODOVAR… Ovvero, come lei stessa si definisce: AI PARRUCCHIERI ABUSIVI!!
personalmente ci sono andata in via padova,mi sono anche fatta tagliare i capelli,e mi son trovata benone!